Edi Rama in Italia, risponde agli investitori italiani

MILANO - "Perché chiedo agli imprenditori italiani di investire da noi? Perché siamo ricchi, giovani e belli", scherza il primo ministro albanese Edi Rama, in carica dallo scorso 15 settembre, dopo aver sconfitto l'odiato rivale Sali Berisha. Rama, classe 1964, socialista, ex pittore ed ex giornalista, è stato per tre volte di seguito sindaco di Tirana. Durante quei mandati ordinò il restauro numerosi edifici antichi, creò 10mila metri quadrati di verde e piantò 1.800 alberi, facendosi eleggere da Time Magazine come uno dei 37 eroi europei che stavano cambiando il mondo in meglio.

Il premier-pittore è oggi a Milano, per convincere piccole, medie e grandi aziende italiane a lavorare con l'Albania. La stessa operazione di seduzione, Rama l'aveva svolta a Bari qualche settimana fa. Dice, in perfetto italiano: "Quello che abbiamo da offrire è la vicinanza geografica dei nostri due Paesi e costi di lavoro molto bassi per le vostre imprese".

Signor Edi Rama, qual è la risposta degli investitori italiani?
"Di grande interesse, perché da un lato c'è il desiderio da parte delle aziende italiane di internazionalizzarsi, dall'altro l'Albania è una realtà economica non ancora esplorata, che offre grossi incentivi alle imprese. Per le aziende italiane, potrebbe rappresentare una nuova e vicinissima terra di conquista. E questo, il mondo imprenditoriale italiano l'ha già captato. I contatti si stanno intensificando".

Lei parla di nuova terra di conquista. Ma ci sono già parecchie aziende italiane in Albania.
"Sì, molte di loro sono presenti sin dagli inizi della svolta democratica del mio Paese. Ma non abbastanza, soprattutto se si pensa a quanto accade in altre realtà dell'ex Europa comunista. Questo deve cambiare. Stiamo lavorando anche con altri Paesi, ma il nostro obiettivo è soprattutto l'Italia, perché con voi c'è una vicinanza culturale e linguistica oltre che geografica".

A quali aziende rivolge la sua offerta?
"Soprattutto a quelle che lavorano nel campo dell'energia idro-elettrica, perché in Albania c'è moltissima acqua. Dopo la Norvegia, siamo il Paese europeo più ricco in risorse idriche.Ma mi rivolgo anche alle aziende del manifatturiero, all'industria turistica, che avrebbe molto da guadagnare sulle nostre splendide coste, e anche a chi lavora nell'agricoltura e nelle infrastrutture".

Quali sono le sue prossime mosse per avvicinare Tirana all'ingresso nell'Unione europea?
"Noi andiamo avanti con il nostro programma di riforme: lotta alla criminalità organizzata e al crimine in generale, lotta alla corruzione, riforme di una struttura amministrativa obsoleta che blocca gli investimenti esteri, e riforme strutturali richieste al Paese per l'adesione europea". 

Sono queste le principali emergenze alle quali è confrontato il suo Paese?
"Non si tratta di emergenze, ma piuttosto di un programma di modernizzazione che dobbiamo intraprendere. L'Albania deve adeguarsi ai tempi e diventare finalmente uno Stato europeo a tutti gli effetti, come in tutti gli altri Paesi dell'Unione".

Qual è la più dura eredità dei suoi predecessori che lei deve combattere?
"Direi la mancanza assoluta di modernizzazione, che genera la corruzione e tutti quei fenomeni negativi che saltano fuori quando lo Stato è assente".

Quali sono, invece, le principali potenzialità dell'Albania?
"E' un Paese ricco, giovane e bello, con petrolio, minerali e tanta acqua. La nostra agricoltura è poco sviluppata, ma con enormi ricchezze da sfruttare. E' infine un Paese di sole, con una costa meravigliosa, ancora poco sviluppata".

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